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contro i signori del tabacco

dal nostro inviato MARCO MAROZZI

BRUXELLES – L’Europa va alla guerra contro i signori del tabacco. Dopo le vittime del fumo, anche la Commissione di Romano Prodi porta davanti a un tribunale americano le multinazionali. Stavolta la battaglia è tutta economica, lo scontro etico-politico fa da grande scenario. Terreno inesplorato, dove la Commissione ha investito la sua credibilità chiamando in causa i produttori di sigarette per le perdite fiscali provocate dal contrabbando. Meno tasse giunte ai 15 Paesi dell’Unione, meno quote su dazi ed Iva girate da essi alla Ue. Oltre cinquemila miliardi nel biennio 98- 99 e sono calcoli benevoli come i ventimila miliardi persi dagli Stati.

Prodi ritiene le multinazionali responsabili di questo “buco” per le commesse spropositate che arrivano in luoghi come il Montenegro, la Macedonia, i Balcani in genere, la stessa Svizzera, il Nord Africa dove il mercato interno non è chiaramente in grado di fumarsi tanta roba: si tratta di nazioni di transito – ritengono gli investigatori dell’Unione – usate da corrieri del contrabbando che da lì dirottano poi i loro carichi nell’Europa più ricca. “E’ difficile – dice la Commissione – pensare le compagnie all’oscuro di tutto e noi vogliamo recuperare le somme perdute”.

Le multinazionali ripetono che la loro parte nel gran giro del tabacco finisce con la vendita e che non possono sapere cosa faranno gli intermediari dei prodotti acquistati.

La battaglia adesso si combatterà davanti a un tribunale Usa: là hanno sede le multinazionali (delle quali la Ue non fa i nomi), là si deciderà dove giungono i confini dei signori del fumo. Causa civile, con l’Europa comunitaria rappresentata “personalmente” dal suo presidente italiano che fuma ogni tanto qualche sigaro e dalla commissaria tedesca Michaele Schreyder, una verde che ha chiesto in specifico di occuparsi di un settore poco fumoso, crudele come il Bilancio. Il Vecchio Continente contro l’imperialismo delle multinazionali, in quegli Stati Uniti dove già il Canada ha trascinato davanti alla Corte Federale di Syracuse, nello Stato di New York, una delle società accusandolae di avere – sempre per le supervendite senza controllo – responsabilità nel contrabbando di due miliardi di sigarette.

Se mostrerà la colpa delle multinazionali, l’Europa oltre a un mare di soldi potrebbe anche intascare la sospensione delle vendite alle fonti del contrabbando. “Ci siamo mossi in stretta collaborazione con i governi nazionali” assicurano in una Bruxelles dove si parlava da tempo della possibilità che anche i Paesi più colpiti dal contrabbando affiancassero la Commissione nella causa. L’Italia, con Visco alle Finanze, era data per la più decisa, seguita da Spagna e distanziate Germania e Inghilterra.

Nessuna mossa è però giunta dalle capitali. E se a Roma il sottosegretario alle Finanze, Altiero Grandi, della sinistra Ds, parla di “concorso in contrabbando”, applaude la Commissione e il fatto “che tutti gli Stati europei conducano un’azione cumune ed evitino così di articolarsi sulle posizioni da prendere”, il ministro Del Turco prudentemente si limita a rinviare ogni decisione “a livello europeo”.

La guerra è complicatissima. Il tabacco rappresenta quasi la metà dei traffici illegali nell’Unione, Seguono a gran distanza tessili, banane, formaggi, zucchero. Nel ’99 sono stati sequestrati nei 15 Paesi 5,7 miliardi di sigarette, che significano imposte evase per 1.100 miliardi di lire. Un quarto sarebbe dovuto andare al bilancio comunitario. Ma i sequestri sono sì e no il 10% del mercato del contrabbando.