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Si celebra i questi giorni il quinto centenario della morte dell’architetto ducale Francesco di Giorgio Martini. Conosciamo meglio un personaggio che ha lasciato in eredità delle splendide opere, in tutto il Montefeltro.

Un personaggio molto importante, un “ingegniarius”. E’ sufficiente questa breve definizione per presentare Francesco di Giorgio Martini (1439-1501), uno degli artisti di spicco del periodo Rinascimentale. Non a caso, è stato il Duca del Montefeltro a riconoscere la straordinaria vena artistica del Martini, chiamandolo alla propria corte, ove lavorò per ben 20 anni. Martini (di scuola senese) è approdato alla Corte del Duca dopo aver lavorato alle corti di Napoli e Milano. Oltreché architetto, si è distinto quale superbo scultore e pittore. Come si può ben intuire dal lungo periodo trascorso nelle terre del Montefeltro, ci ha lasciato in eredità opere indimenticabili, delle quali vi forniamo una breve panoramica, suddivise per espressioni artistiche.

La pittura

Nell’esaminare l’ampia gamma delle sue realizzazioni nel nostro territorio, dal punto di vista pittorico gli sono state attribuite le tarsie lignee dello Studiolo di Federico da Montefeltro nel Palazzo Ducale di Urbino.

La scultura

Francesco di Giorgio unì poi all’attività pittorica quella scultorea, realizzando pochi ma eccezionali pezzi, specialmente per quanto riguarda quelli in bronzo, veri capolavori della scultura italiana del XV secolo. Ad Urbino fu realizzato nel 1476-1477 il bassorilievo bronzeo con il Compianto sul Cristo morto deposto dalla croce, cheoggi però si trova a Venezia, nella Chiesa di S. Maria del Carmine. Anche il capolavoro bronzeo raffigurante la Flagellazione di Cristo, nonostante l’incerta provenienza, rimanda alla felice e serena atmosfera dell’Urbino dell’epoca, trasformata da Federico da Montefeltro in una piccola Firenze.

L’architettura

Ma il Martini fu soprattutto architetto e le sue principali realizzazioni si trovano nel Montefeltro, ove possiamo distinguere tre aree d’intervento: architettura civile, religiosa e militare. Per quanto concerne le opere di architettura civile, vanno menzionati il Palazzo Ducale di Urbino, ed il Palazzo Ducale di Urbania. Subentrato a Luciano Laurana nei lavori di costruzione del Palazzo Ducale di Urbino, si dedicò a vari interventi: inserì lungo uno dei muri esterni del palazzo tutta una serie di formelle a bassorilievo raffiguranti macchine belliche, idrauliche, navali; decorò gli splendidi finestroni; abbellì ed ingrandì il giardino pensile; realizzò tutti i servizi. Tutto ciò contribuì a rendere il palazzo urbinate uno dei piú bei gioielli del Rinascimento italiano.

Nel campo dell’architettura religiosa, nelle Marche sono a lui attribuiti la Chiesa di San Bernardino ed il Monastero di Santa Chiara , entrambi ad Urbino. Per molto tempo attribuita al Bramante, la Chiesa di San Bernardino ad Urbino, ad una sola navata, di eccezionale ampiezza per quei tempi, è il risultato di un calcolato studio che si traduce in equilibrio e compostezza. Concepita come un Mausoleo per Federico da Montefeltro, all’interno ricorda volutamente, grazie alle tre absidi e alle quattro colonne agli angoli della crociera, le tombe antiche. Su un’altura prospiciente quella che ospita la Chiesa di San Bernardino, sorge il Monastero di Santa Chiara.

Nelle Marche il Martini realizzò soprattutto eccezionali opere di architettura militare: si tratta di magnifiche fortificazioni, vere e proprie macchine belliche dall’inconfondibile funzionalità. Secondo il Martini, dal punto di vista difensivo, la città è come il corpo dell’uomo, dove il ruolo della testa è svolto dalla Rocca, centro motore chiamato a garantire la sicurezza della collettività. La fortezza di Cagli (PU), costruita da Francesco di Giorgio nel 1481, per volere di Federico II di Urbino, distrutta dal figlio di questi, Guidobaldo, nel 1502, affinché Cesare Borgia, il Duca Valentino, non se ne impadronisse, sopravvive nell’imponente torrione di testa, percorso da un giro di caditoie e dalla pianta vagamente ellittica. Completa e bellissima è invece la Rocca Ubaldinesca di Sassocorvaro (PU), ideata a forma di vascello fra il 1476 ed il 1478. Essa unisce alla robustezza della costruzione militare (di cui emblema è la pianta “a tartaruga”) elementi tipici della dimora nobiliare, come il bel cortile di rappresentanza con loggia pensile.

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