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Dini: intimidazioni vergognose contro di me

ROMA – E’ sempre polemica sull’affare Telecom Serbia con gli attacchi dell’opposizione diretti in particolare al ministro degli Esteri Lamberto Dini. Il quale, in attesa del suo ritorno in Italia dall’Albania per rispondere in Parlamento, nega con decisione ogni suo coinvolgimento personale e della Farnesina nella vicenda. «Siamo completamente estranei, e i tentativi di coinvolgere me personalmente e il ministero degli Esteri sono atti di intimidazione che trovo vergognosi», ha detto Dini ai giornalisti in Albania, confermando di essere «ben lieto» di rispondere in Parlamento su una vicenda di cui, però, sa ben poco, trattandosi di «un’operazione economica tra le Stet e il governo di Belgrado della quale né lui né il ministero si sono mai occupati». Sottolineate le varie smentite arrivate dal governo di Belgrado e condannate le «immaginazioni giornalistiche che hanno cercato di fare uscire a tutti i costi il mio nome», il titolare degli Esteri conclude: «Parlano di irregolarità? Le dimostrino, dimostrino chi le ha commesse. Certamente non io né il ministero».

Insoddisfatto, anzi allarmato, dalla smentita ministeriale si dice l’azzurro Beppe Pisanu: «Se la documentata ricostruzione giornalistica della vicenda è veritiera – afferma il capogruppo di FI alla Camera – la smentita di Dini è allarmante perché appare francamente incredibile che il ministro degli Esteri abbia appreso dai giornali la notizia di una gigantesca transazione internazionale tra due aziende di Stato, compiuta per di più in frode a vincoli severi di politica estera. Diventa perciò legittimo il sospetto che un’operazione così complessa sia giunta a termine proprio sotto la spinta di forti pressioni lobbistiche e di interessi politici occulti». Un quadro della situazione, questo, che sembra essere condiviso dall’esponente di An Maurizio Gasparri, il quale afferma che «il vero conflitto di interessi che condiziona la politica italiana riguarda il ministro Dini e, più precisamente, la sua consorte Donatella Zingone e i suoi interessi finanziari». Anche Antonio Di Pietro scende in campo «per evitare insabbiamenti» sul caso Telecom Serbia con una segnalazione alla magistratura penale. In particolare, l’ex pm chiede che siano resi noti i nomi «dei destinatari finali del denaro che lo stesso Milosevic ha detto essere destinato “a quei mafiosi di italiani”».

Peraltro, è la stessa Procura di Torino ad interessarsi per competenza territoriale, in quanto la sede legale di Telecom è a Torino, ad un’ipotesi di reato di falso in bilancio legata all’acquisto del 29 per cento di Telekom Serbia da parte di Telecom Italia. Infine, anche il Codacons ha presentato un esposto alle Procure di Roma e Torino chiedendo un’apertura di indagine su tutti i protagonisti della vicenda. L’organismo dei consumatori ha diffidato, inoltre il vertice di Telecom a restituire agli utenti i 32 miliardi «eventualmente pagati per illecite commissioni».