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I fuochi, il comparatico, le erbe e i presagi.

Un folklore dimenticato

La festa di San Giovanni e’ la piu’ antica e percio’ diffusa in tutta la Sardegna, e’ veniva celebrata fino a poco tempo fa’, accendendo nelle piazze di numerosi paesi, dei grandi falo’, chiamati fogus o fogoronis, ricorrendo intorno alla data di quella festa , il solstizio d’ estate.

I fuochi si eseguivano sull’ inbrunire della vigilia di San Giovanni nelle piazzette dei paesi, dove intorno al fuoco si cantava e si ballava, e mentre le fiamme piu’ vive s’ innalzavano verso il cielo, ragazzi, giovani, e spesso anche gente adulta, dopo aver preso una breve rincorsa, passavano attraverso le fiamme con grandi salti, e col pericolo di essere bruciati.

La mattina di San Giovanni , all’ aurora, si andava a cercare le erbe magiche che servivano a preparare le medicine ma anche i filtri d’ amore e altri sortilegi e che dovevano percio’ essere colte secondo precisi rituali diversi da paese a paese. Durante questa festa si celebrava la cerimonia del comparatico, un rito particolare che faceva diventare due persone goppais e gommais, compari e comari. Le persone interessate, che si univano in un simbolico vincolo di comparatico che talvolta durava tutta la vita, dovevano il giorno della festa di San Giovanni , saltare le fiamme del fuoco tenendosi a due a due per mano, oppure buttare nel fuoco due fazzoletti annodati. Il vincolo del comparatico diventava in questo modo sacro e piu’ forte di un vincolo di sangue. La rottura di questo vincolo, conseguenza di un’ offesa gravissima, era considerata definitiva e talmente grave, che ancora oggi, per dire che non si vuole piu’ avere a che fare con uno che ci ha offeso si dice: Sculu su Sant’ Uanni (Disfo il comparatico).

Era antica usanza per le giovani donne in cerca di marito, quello di mettere, tre fave sotto il capezzale, una intatta, l’ altra mezzo sbucciata, e la terza sbucciata del tutto. Appena svegliata, la ragazza, ad occhi chiusi, cacciava la mano sotto il guanciale per togliere una fava: se toglieva la fava intatta il futuro marito era ricco, se toglieva la fava semisbucciata, era di condizioni economiche discrete, se tirava fuori la fava sbucciata, il marito era poverissimo. Era credenza inoltre alzarsi presto per vedere il sole sorgere: si credeva che in quel giorno il sole ballasse; e correva l’ altra diceria che la spera del sole presentasse l’ immaggine della testa di San Giovanni collocata in un piatto d’ oro.

11/06/2002