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Tutelare la salute minimizzando i campi elettromagnetici:

i cellulari funzionano con soli 0,01 V/m

ISTITUTO SUPERIORE PER LA PREVENZIONE E LA SICUREZZA DEL LAVORO

DIPARTIMENTO INSEDIAMENTI PRODUTTIVI ED IMPATTO AMBIENTALE

Riassunto di un articolo in via di pubblicazione sulle riviste ISPESL

OBIETTIVI DI QUALITA’ PER LA GENERAZIONE DI CAMPI ELETTROMAGNETICI A RADIOFREQUENZA PER LA LIMITAZIONE DELL’ESPOSIZIONE DELLA POPOLAZIONE

Premessa

Il presente documento e’ da considerare come proposta, in connessione con il documento congiunto ISPESL-ISS, sottoscritto in data 29 gennaio 1998. In quel documento sono state individuate le linee comuni ai due Istituti, tendenti alla tutela della salute dei lavoratori e della popolazione, in relazione alle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. Nel concludere il suddetto documento, si stabiliva che i due Istituti, anche in relazione ai compiti di proposta normativa e di consulenza allo Stato e alle Regioni, istituzionalmente loro attribuiti avrebbero approfondito i temi esposti, sulla base delle rispettive specificita’, al fine di contribuire sia all’articolazione degli scenari di esposizione, sia alla definizione di obiettivi di qualita’ conseguibili con le attuali tecnologie.

L’ISPESL ha recentemente diffuso un documento per la definizione di obiettivi di qualita’ che prende in considerazione sia i campi a frequenza industriale (50 Hz), sia le radiofrequenze e per queste ultime definisce dei valori di campo elettromagnetico (6 V/m per onde non modulate in ampiezza e 3 V/m per onde modulate in ampiezza) che si consiglia di non superare.

Il presente documento costituisce un secondo contributo dell’ISPESL, frutto di una piu’ approfondita riflessione, per la definizione di obiettivi di qualita’ relativamente alla generazione e diffusione di campi elettromagnetici in radiofrequenza.

Si precisa che il presente documento intende meglio quantificare la definizione precedentemente data di obiettivo di qualita’ per le radiofrequenze.

Introduzione

Scopo delle emissioni in radiofrequenza e’ quello di generare nello spazio campi elettromagnetici ricevibili da appositi ricevitori. Se vogliamo minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi suddetti, senza compromettere la liberta’ d’impresa, dobbiamo partire, da un dato fondamentale: la sensibilita’ dei ricevitori e i valori di campo elettrico (o densita’ di potenza) che assicurano un rapporto segnale/disturbo soddisfacente per una buona ricezione.

Conoscendo questi dati, noi possiamo stabilire obiettivi di qualita’ perfettamente definibili, che ci possono consentire dì minimizzare l’esposizione della popolazione mantenendo in concreto intatte le potenzialita’ del mercato delle teleradiocomunicazioni.

Nel citato documento dell’ISPESL per introdurre gli obiettivi di qualita’, erano stati suggeriti due valori di campo elettromagnetico a radiofrequenza (6 V/m e 3 V/m) di valore inferiore a quelli sanitari, in altre parole quelli orientativamente individuati nel documento congiunto ISPESL-ISS come quelli suggeriti dall’ICNIRP.

Il primo valore e’ stato ripreso dal documento sottoscritto dalla Commissione Scientifica per i Rischi sanitari dovuti all’inquinamento da radiazioni non ionizzanti e possibili misure di prevenzione per la popolazione, costituita dal Comune di Bologna, e resa nota con nota Comunale 15 maggio 1997 prot. 3343. Tale valore era pari a 0,1 W/mq, equivalente ad un campo elettrico di 6 V/m.

Sulla base dì effetti riportati in letteratura, che suggeriscono una maggiore efficacia biologica delle onde modulate in ampiezza rispetto a quelle non modulate, l’ISPESL suggeriva di ridurre ulteriormente il valore di campo elettrico a 3 V/m, per queste onde modulate in ampiezza. Dato che gli effetti riportati in letteratura si riferivano a campi a frequenze di circa 450 MHz, detto valore di 3 V/m si intendeva riferito alle sole frequenze VHF e UHF.

Nelle intenzioni del documento ISPESL, la definizione dì obiettivi di qualita’ in termini di campo elettrico complessivo, doveva essere finalizzata all’introduzione nelle normative di questi valori, i quali, una volta raggiunti in una certa area, dovevano far scattare dei meccanismi dì rimodulazione delle autorizzazioni o concessioni relative a quell’area, in modo da riportare livelli di campo sotto i detti valori, e impedire o rallentare la corsa dell’inquinamento elettromagnetico verso i limiti sanitari.

Basare la protezione sui soli limiti sanitari puo’ essere controproducente sia per la popolazione, sia per le imprese del settore, come l’esempio di San Silvestro di Pescara ci insegna. Basta stare, infatti, di poco sotto il limite per essere in regola, ma in tali condizioni non si fa vera prevenzione, e d’altra parte basta superare anche di poco i limiti suddetti, per rischiare sanzioni penali.

L’introduzione di questi valori di campo ridotti aveva quindi lo scopo di creare una sorta di cuscinetto ammortizzatore, utile sia alle imprese sia alla tutela della salute pubblica. Essi avevano, pertanto, il valore di “indice” della necessita’ di una riduzione delle esposizioni, e data questa loro funzione, assegniamo a questi valori di campo ridotti il nome di “valori-indice”. Si tenga presente che una riduzione delle esposizioni si puo’ realizzare senza diminuire l’area di copertura radio, a cio’ bastando un miglioramento della direttivita’ delle antenne o un aumento della loro altezza.

Indice di qualita’

Mantenendo fermo quanto scritto nel primo documento ISPESL, si vuole qui introdurre un ulteriore parametro numerico per definire l’obiettivo di qualita’, in aggiunta ai valori-indice. Chiameremo questo nuovo parametro “indice di qualita'” per significare che il suo valore fornisce una misura della “qualita'” delle emissioni in radiofrequenza. Poniamo subito in evidenza la principale differenza tra i due concetti. I valori-indice rappresentano un campo complessivo, risultante dalla somma di tutti i segnali radio che incidono in una certa area. Invece, l’indice di qualita’ si riferisce ad ogni singola emittente e fornisce una indicazione sulle modalita’ di emissione di quel determinato impianto e tale parametro puo’ essere utilizzato quale criterio per stabilire quale emittente deve per prima adeguare i suoi impianti, nel momento in cui i valori-indice sono superati.

Definiamo l’indice di qualita’ come il rapporto R tra il valore di campo elettrico a radiofrequenza che determina un funzionamento ottimale dei ricevitori, e il massimo valore di campo elettrico che si misura effettivamente nell’area di copertura, nei soli punti accessibili alla popolazione

Al numeratore dobbiamo quindi porre un valore di campo stimabile attorno a 0,01 V/m, dato che per esperienza si e’ visto che detto valore di campo porta l’indicatore di campo incorporato nel terminale mobile di telefonia cellulare quasi al massimo della scala, e assicura conversazioni di ottima qualita’.

Al denominatore dobbiamo porre il massimo valore dì campo che si riscontra nell’area di copertura della stazione radio considerata, con la precisazione che detto valore deve essere misurato in zone accessibili alla popolazione.

Per dare un’idea del valore massimo di R, diciamo subito che detto valore puo’ essere pari a 1. Un valore di R uguale a 1 per un impianto emittente implica che si tratta di un impianto perfetto, da un punto dì vista protezionistico: in tutta l’area di copertura il campo a radiofrequenza si mantiene pari a 0,01 V/m, tutti i terminali mobili funzionano e la popolazione riceve un contributo assolutamente minimale di esposizione. Detta condizione e’ da considerare quindi l’ideale cui tendere (che non sara’ mai raggiunto).

Per avere un’idea dei risultati conseguibili, ove tutte le emittenti facessero registrare il valore 1 per il rapporto R, si puo’ affermare che sarebbero necessari 90000 segnali contemporanei, per dar luogo ad un valore complessivo di campo di valore efficace pari a 3 V/m.

In pratica, con gli impianti radiobase per telefonia cellulare posti su edifici in ambito cittadino, detto rapporto R sara’ piuttosto basso, ad indicare una bassa “qualita'”. Con impianti su traliccio di altezza considerevole, R sara’ certamente piu’ alto, ad indicare una maggiore “qualita'”.

Si noti come il valore di 0,01 V/m sia indicativo. Nulla vieta che ad un esame piu’ approfondito, si possano individuare valori diversi per diverse emissioni (esempio radiodiffusione, televisione, ecc.).

Verifica del rispetto dei valori-indice e dell’indice di qualita’

Il rispetto dei valori-indice puo’ essere effettuato anche usando strumenti portatili di facile impiego. Detti strumenti forniscono un valore complessivo di campo su un indicatore analogico o digitale. Detto valore rappresenta in genere il valore efficace del campo. Se le emissioni provengono principalmente da emittenti di radiodiffusione o televisive, questi strumenti possono fornire una indicazione abbastanza attendibile. Se, invece, vi e’ un contributo sostanziale da parte di stazioni radiobase per telefonia cellulare, le misure fatte con detti strumenti rappresentano una sottostima dei valori massimi possibili. Questo deriva dal funzionamento della telefonia cellulare, poiche’ l’intensita’ delle emissioni e’ proporzionale al traffico telefonico. In questi casi si dovrebbe utilizzare un analizzatore di spettro per le misure.

L’indice di qualita’ puo’ essere invece misurato solo con analizzatore di spettro.

E’ infine possibile calcolare detti valori sia con i normali metodi di calcolo basati sulla conoscenza del diagramma di irradiazione, sia con i piu’ moderni programmi di calcolo.

Aumento dell’indice di qualita’

L’indice di qualita’ di un determinato impianto emittente puo’ essere aumentato mediante i seguenti interventi che non incidono sull’area di copertura:

Aumento del dislivello tra antenne emittenti e abitazioni circostanti

Modifica della direttivita’ delle antenne emittenti, con utilizzazione di diffusori meglio progettati e calcolati, tali da ridurre i lobi secondari dì irradiazione verso il basso, e da determinare un lobo principale verticale di irradiazione differenziato (o asimmetrico).

Si rende noto che una delle schede di ricerca proposte dall’ISPESL e’ relativa proprio allo studio di antenne simili.

Utilizzazione degli obiettivi di qualita’

Secondo l’impostazione, gli obiettivi di qualita’ (valori-indice e indice di qualita’) possono essere introdotti nella normativa di regolamentazione del settore con:

L’introduzione nelle leggi protezionistiche dei valori-indice di qualita’, in aggiunta ai limiti sanitari, quali indicatori della necessita’ di risanamenti. Introduzione dell’obiettivo di qualita’ definito come indice di qualita’ quale criterio di progettazione e risanamento;

Autorizzazioni solo a seguito della presentazione di adeguata istruttoria sui valori di campo pre-esistenti nell’area di copertura e su quelli previsti a seguito della nuova installazione;

Nuove autorizzazioni (o concessioni) in una certa zona, condizionate dal rispetto dei valori-indice. In zone inquinate a livelli vicini ai valori-indice, e in zone particolari (es. ospedali, case di cura, asili) condizione di rispettare anche un valore minimo di indice di qualita’;

Obbligo di adeguamento posto in prima istanza a carico degli esercenti di impianti che realizzano un minor indice di qualita’ del campo, a seguito del superamento, nella stessa area, dei valori-indice.

Inoltre, i seguenti provvedimenti possono contribuire a minimizzare le esposizioni:

Predisposizione di piani di localizzazione in posizioni favorevoli di torri appositamente predisposte ed attrezzate, sulle quali tutti gli operatori possano installare le antenne;

Aumento del numero dei canali in frequenza concessi alla telefonia cellulare, per diminuire la necessita’ di concentrare impianti radiobase in aree urbane;

Predisposizione di piani di monitoraggio dei campi presenti sui territori urbani, mediante analisi di spettro in punti prestabiliti.